Dopo tanto tempo, quando ritorni in un posto dove hai vissuto gli anni più belli e intensi della tua adolescenza, c’è il forte rischio di trovarti di fronte a qualcosa che non ha nulla a che vedere con i tuoi ricordi.
Tornando oggi qui a Marina di Trezzo, ho avuto invece la stessa impressione di quando ci sono venuto la prima volta, più o meno cinquant’anni fa.
Sarà perché siamo fuori stagione ma mi sembra che il tempo in questo luogo si sia fermato.
Nella zona vicino al mare tutto è rimasto come era allora. Case basse intonacate a calce, alcune con le mura di blocchetti di tufo ancora in vista, cancelli e staccionate una diversa dall’altra, strade piene di sabbia trascinata dal vento e un odore di salmastro che arriva dai vicoli stretti che portano sulla spiaggia.
Nell’entroterra invece la situazione è cambiata, belle villette basse con giardini curati, qualche palazzina di tre o quattro piani e alcuni condomini forse troppo grandi per un paesino di mare.
Decido di andare verso il Fosso San Sebastiano, un fiumiciattolo che porta sul litorale l’acqua dei canali della bonifica. Inoltrandomi nelle stradine vicino alla spiaggia, ho anche la sorpresa di vedere dei murales, dai colori sgargianti, che adesso abbelliscono e rendono più allegri i lunghi muri bianchi.
Anche il Fosso è stato ripulito; hanno fatto pure un ponticello che collega l’altra riva, mentre noi dovevamo attraversarlo camminando lungo la battigia.
Dall’altra parte c’erano chilometri di spiaggia libera dove nessuno ci avrebbe disturbato mentre giocavamo al gioco della bottiglia. I primi baci “a stampo” rubati, mentre il cuore batteva a mille, avendo come colonna sonora Claudio Baglioni, Lucio Battisti o Mia Martini, avete presente: “Accoccolati ad ascoltare il mare…”









